Yvan Beltrame
Yvan Beltrame

Gentiluomini col pennello (4) 

Continua il viaggio tra i 'gentiluomini del pennello', in alcuni dei luoghi che un tempo appartenevano alla Repubblica Serenissima. Le storie che vi racconto si sviluppano in epoche diverse, a volte ci faranno immergere nei lontani tempi del Rinascimento, altre, nel primo dopoguerra.

Venezia, prima metà del 1500

 

Il millecinquecento è un'epoca molto lontana da noi, i testi di storia ci raccontano che in questo periodo tutta l'Europa e gli altri stati d'Italia erano nemici di Venezia. La Serenissima aveva necessità di porsi alle spalle un territorio, il più vasto possibile, per fronteggiare le evidenti brame di conquista delle potenze straniere in Italia. E doveva anche difendersi da tutti quelli che volevano limitare il suo raggio d'azione, soprattutto come potenza di mare, ma anche per contenere le sue espansioni verso l'entroterra. Nel 1508 sarà addirittura papa Giulio II (il principale committente di Michelangelo, Raffaello, Bramante...) che agirà per ostacolare l'indipendenza di Venezia, facendo pressioni fra tutti i più grandi potenti dell'epoca: il re di Francia Luigi XII, l'imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I e il re di Spagna Ferdinando d'Aragona, riuniti nella cosiddetta Lega di Cambrai. Fu proprio quest'alleanza tra potenti che sconfisse Venezia, nel 1509, nella battaglia di Agnadello. Eppure, chi comprese che in quelle ore drammatiche il bene supremo di ognuno era la salvezza della Repubblica, furono i contadini veneti devoti alla repubblica di San Marco. La grande fortuna di Venezia fu di avere dalla propria parte non tanto la nobiltà della terraferma, ma il popolo, i poveri uomini del contado, assieme ai propri nobili, ai soldati schiavoni, ai greci e agli albanesi.

Scriveva un diplomatico francese: 'se avevano avuto l'ardimento di affrontare in campo aperto i quattro prìncipi più potenti della Cristianità, i veneziani andavano giudicati e stimati uomini potentissimi'.

Infatti, Venezia riuscirà a riemergere, e dopo alcuni anni ribalterà a suo vantaggio le alleanze precedenti. D'altronde, Venezia è sempre stata ricca di primati e di novità straordinarie: fu la prima città mercantile del mondo e l'unica a essere costruita all'interno di una laguna. Ma, per proteggere la sua storia millenaria e i propri domini 'stato de tera' e 'stato de mar', Venezia ha sempre dovuto impegnarsi in ogni campo, in un miracoloso e continuo equilibrio di mantenimento di risorse umane, di gestione di capitali e di traffici commerciali.

Nella prima metà del Cinquecento si può dire che, dal punto di vista economico, la città di Venezia sta raggiungendo risultati apprezzabili, sia dal commercio marittimo e sia dagli investimenti fondiari in terraferma. Secondo la stima di un censimento del 1540, Venezia in quegli anni è la città più popolata d'Europa con circa 140.000 abitanti. Equiparabile per l'epoca a una specie di New York: con tutte le inquietudini e le incertezze che derivano dalla convivenza di una moltitudine di gente che proviene da ogni parte del mondo conosciuto. La città è già mèta di un turismo sia colto che godereccio grazie all'aria di libertà che si respira in tutti i campi: dall'universo artistico e letterario, fino ai rapporti sociali tra uomini e donne.

Certamente Venezia è sempre stata una città piena di fascino e naturalmente teatrale, ricca di spunti per ogni forma d'arte e per gli spiriti creativi.

Il Carnevale, che a Venezia arriverà a iniziare già dal mese di ottobre con vari spettacoli e mascheramenti, innescherà ogni tipo di eccesso e la complicazione della libera dimensione dell'amore. Il travestimento diventerà un modo per fuggire, seppure temporaneamente, dalla propria immagine diventando qualcun altro: donne vestite da uomini e uomini vestiti da donne, prostitute travestite da gentildonne e gentildonne travestite da prostitute, ricchi travestiti da accattoni o poveri servitori e poveri artigiani arrangiati come se fossero dei nobili.

 

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© Serenella Minto