Yvan Beltrame
Yvan Beltrame

Storie di amici Artisti

1954 - Venezia, Rialto. 3 aprile 1945

 Yvan Beltrame a passeggio con l’amico Egidio Martini (a sinistra)

 

Dal MATTINO DI PADOVA (19 marzo 2011)

di Simone Bianchi

 

Con Egidio Martini (Venezia, 4 novembre 1919 – Venezia, 17 marzo 2011), se ne va uno dei più eclettici rappresentanti del mondo dell'arte veneta. A 91 anni, due giorni fa ha chiuso in un letto d'ospedale il libro della sua vita lasciando, a memoria del proprio lavoro, 265 dipinti seicenteschi e settecenteschi che costituiscono la pinacoteca che ne porta il nome al Museo di Ca' Rezzonico a Venezia. Tele frutto di una continua ricerca, scoperta e attribuzione che ne hanno fatto un numero uno indiscusso della critica e del collezionismo.  Grande amico di Emilio Vedova, nacque nel 1919 e la sua casa di San Marco divenne ben presto un luogo di studio, produzione e ricerca come pochi nella città storica. Da giovane aveva avuto modo di dedicarsi in prima persona alla pittura, esponendo in numerose occasioni i propri lavori. Ma fu nel restauro che trovò uno sbocco naturale, prettamente presso privati, come nel caso della famiglia Marzotto cui dedicò grande impegno in lunghi mesi di lavoro per riportare al loro splendore molte opere di pregio.  Ma l'eclettismo di Martini lo spinse oltre. Fino a diventare un critico d'arte in punta di penna, talvolta senza pietà alcuna, ma grande conoscitore dell'arte grazie a studi approfonditi soprattutto sulle produzioni veneziane e venete del XVII e XVIII secolo. «Un personaggio molto complicato e sofisticato, a tratti burbero, ma completamente fuori dagli schemi accademici tradizionali che non amava per nulla» lo descrive Vittorio Sgarbi, suo amico da molti anni. E ancora: «Manifestava una capacità quasi magica, un istinto naturale nel percepire e capire a chi andassero attribuite opere sconosciute che riusciva a rintracciare. Era uno studioso capace e istintivo che ha scoperto una quantità formidabile di opere altrimenti impossibili da attribuire a qualcuno dei grandi artisti veneti sui quali si era specializzato».  Le sue critiche a volte pungenti pubblicate su numerose riviste o quotidiani, amava raccoglierle in volumi. L'ultimo solo poco tempo fa, Studi di Pittura Veneta, libro che riuniva i suoi ultimi pensieri rivolti alla critica e all'arte della nostra regione.  «Dopo una vita passata all'inseguimento e alla scoperta di opere altrimenti anonime - prosegue Sgarbi - e dopo essersi sempre scontrato con le leggi che vincolano le opere italiane, ecco il colpo di scena, con la donazione della sua collezione al Museo di Ca' Rezzonico». Opere di enorme valore, tra cui un Tiepolo. «Parliamo di una stima di alcune decine di milioni di euro - aggiunge - Se invece di lavorare in proprio avesse avuto un mandato ministeriale chissà cosa avrebbe potuto fare... Per usare una metafora, era una sorta di Sherlock Holmes che risolveva da solo casi impossibili, ma anche un dandy della storia dell'arte che si divertiva a beffare i grandi accademici mostrando quanto bravo era agendo in solitaria. Alla fine raccoglieva conflitti anziché lodi, ma aveva un temperamento gigantesco».  Il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, proprio nel ricordare la preziosa Pinacoteca Martini di Ca' Rezzonico, che occupa il terzo e quarto piano del museo, ha ricordato come «Martini sia stato uno uomo di straordinario carattere, che con la sua donazione ha dato vita al più grande lascito alla città dagli inizi del Novecento. A Venezia mancheranno il suo impegno e la sua passione che hanno lasciato un segno profondo nella cultura veneziana».

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© Serenella Minto