Yvan Beltrame
Yvan Beltrame

Alcune recensioni e critiche (anni '40)

I sentimenti (1957)  - olio su faesite - 80 x 129

Presentazione al catalogo per la mostra alla Galleria IL PIOPPO.                 Mantova 1945


di Virgilio Guidi

 

 

Noi sappiamo che il disegno è l’opera più intima dell’artista, nel quale si riflettono le sue possibilità più autentiche; che è il primo atto da cui la creazione pittorica e plastica esce fuori dallo stato indefinito delle intuizioni e si concreta nelle linee. Ciò, naturalmente, quando il disegno nasce per necessità e precorre l’opera compiuta, dipinta o scolpita, oppure un’immagine compiuta che resti poi solo nella mente, e non quando è fine a se stesso, o al servizio di una abilità illustrativa, dove il gusto delle grafie, troppo scoperto, lo renda un fatto interiore.

Io non credo infatti ai disegnatori, agli specialisti del disegno come, del resto non credo agli specialisti di ogni genere. Quando si dice che Ingres sia solo grande disegnatore si dice una delle tante cose stupide che comunemente si dicono, a meno che non si dia alla parola disegno il significato antico che compendiava in esso il fatto formale e spaziale. Ingres disegnava come un pittore che abbia fin dal principio l’idea assoluta e piena di quello che è la creazione pittorica. Il suo disegno anche se lineare ha in sé il sentimento della forma e dello spazio.

Ora in vista di questi principi possiamo considerare tranquillamente il disegno di questi due giovani pittori, il De Tomi e il Beltrame. Il loro disegno appartiene alla loro pittura anche se questa non è presente; io lo considero in relazione a quello che dipingono e a quello che dipingeranno.

Vedete come in alcuni paesaggi , specialmente, il De Tomi dia con il solo segno nitido, puro, senza intervento di chiaroscuri, la profondità e soprattutto l’atmosfera luminosa; come nelle sue composizioni, o astratte, o cautamente espressioniste, la sapienza chiaroscurale si tramuti subitamente in fatto pittorico. E se anche le facoltà creative del pittore siano in formazione, o meglio in evoluzione, già appare da questi disegni un suo stile espresso con semplicità e chiarezza mentali.

 

Vedete come il Beltrame rivela nel disegno il suo oscillante amore tra gli esempi rinascimentali e la forma moderna. Intanto esso ha una funzione precorritrice: è espressivo, sapiente, nella essenzialità di un suo mondo volto alla scoperta di caratteri umani.

La mostra di disegni di questi due pittori potrebbe precedere quella dei loro dipinti. Sarebbe molto interessante vedere come essi siano tutta una cosa con la loro pittura, e pertanto, scoprire la necessità da cui sono nati e la coerenza della loro personalità. Intanto è possibile veder chiaro come il De Tomi si muova liberamente nel campo dell’immaginazione, accorto tra le esigenze di una viva modernità, e come il Beltrame, con altra natura, vada liberandosi di ricordi troppo presenti, per raggiungere una sua libertà espressiva.

 

Virgilio Guidi

Le quattro stagioni (1957)  - olio su tela - 70 x 90

Quotidiano MANTOVA LIBERA domenica 11 novembre 1945


Cronache d'arte


 

La Galleria IL PIOPPO ha esposto disegni di due pittori veneziani, De Tomi e Beltrame, che Virgilio Guidi ha presentato con calde parole d'introduzione al catalogo. Perché questi due giovani piacciono ad un “anziano” come Guidi? Perché, crediamo noi, Beltrame e De Tomi riprendono il discorso dove l'hanno lasciato questi anziani, con una devozione che non è soltanto segno d'affetto, ma volontà di mettersi nello stesso ordine di speculazioni visive. E' questo che giustifica la particolarità del loro gusto, l'amore di una forma ruvidamente definita, lo schema costante a cui è affidata certa loro meccanica compositiva. Ma, senza dubbio, non può essere il gusto che manca a questi giovani, né l'incondizionata passione per l'arte che coltivano; e non manca, soprattutto, la cultura, tanto aggiornati appaiono questi artisti nei riferimenti alla pittura d'oggi, come ad ogni altra espressione d'arte contemporanea. Ad essi, se mai, è imputabile un'altra deficienza, che ci è parso di riscontrare in tutti i loro disegni: non c'è agitazione patetica nelle loro opere, ma nella migliore delle ipotesi, soltanto riverberi di una psicologia intellettuale, che talvolta prende loro la mano, creando frequenti fratture nel loro discorso e non so quale ambiguità espressiva. Dei due, De Tomi ha certo il segno più leggero e più “onesto”, anche dal momento che l'onestà di un artista consiste nell'ingenuità con cui egli sa toccare le carte. Beltrame invece, per quanto avvertitissimo nel gusto e nelle soluzioni prospettiche, accarezza più a lungo i propri segni, con una compiacenza che va oltre il loro valore evocativo: ne consegue una condizione più compromessa, non al punto tuttavia da chiudergli la porta in faccia sulla soglia della poesia.

F.

Adamo ed Eva in un campo di grano (1950)   - olio su tavola - 67 x 95 

E’ chiaro in quest’opera il riferimento al “Campo di grano con volo di corvi” di Vincent Van Gogh: il cielo incupito da nuvole scure ad indicare l’arrivo di una tempesta la distesa di spighe gialle scosse dal vento, le pennellate accostate con un ritmo serrato come fossero virgole animate da colori che si urtano vicendevolmente. Ma la similitudine finisce qui, Yvan abbassa la linea di orizzonte e sopra una fascia d’erba dispone secondo spigoli e  linee spezzate i nudi dei progenitori. Le virgole nere dei corvi di Vincent diventano qui linee spesse con tratti brevi e forti che provengono dalla lunga pratica di Yvan con le incisioni su linoleum e che animano il contorno dei corpi.

Il quadro è impostato su pochi toni: il blu, il giallo e il verde che graduano salendo di tono verso il chiaro del cielo sullo sfondo e sui riflessi traslucidi della carne nuda e inquietante dei progenitori. Esposti in una natura che emana elettricità e tensione essi stessi non paiono né quieti né rilassati. Se questo fosse il paradiso terrestre Yvan ce ne starebbe dando un’immagine molto inquieta, carica di tensione volitiva ma fortemente comunicativa.

Yvan ha scelto: l’espressionismo sarà la base della sua ricerca. Non è sufficiente rappresentare o intensificare il puro dato visivo bisogna saper scavare nell’animo umano a iniziare dal proprio.

 

Serenella Minto

Deposizione  (1948)  – olio su tavola - 65 x 88

Il dipinto è stato eseguito su un povero supporto, un ritaglio di compensato, che il falegname di San Vio vendeva per due lire ai giovani pittori senza mezzi.

Il soggetto usato è per Yvan inusuale, ed è legato ad un momento di riflessione sulla guerra, la morte e, nel contempo, al desiderio di riscatto e di nuovi orizzonti che si provava in simili anni. La struttura non ha apparentemente nulla delle grandi composizioni rinascimentali, anzi, ricorda le piccole icone che accompagnano i lati o la base delle pale o dei polittici bizantini, ma anche le immagini trasparenti fissate ad una ad una col piombo nelle vetrate gotiche.

Yvan pensa alla Deposizione di Cristo ed ecco che, nel suo ricordo, compaiono gli interni mistici delle chiese veneziane che lui non frequentava per devozione, ma per osservare e studiare le opere d’arte. E come nelle immagini delle strette e alte vetrate del medioevo, non compaiono né prospettiva né profondità, ma il distacco delle varie parti avviene come nel cloisonné per l’uso di un contorno netto, un segno nero che separa e comprime ma, nel contempo, fa brillare di luce propria ogni timbro di colore.

Ecco, un lampo di luce dorata e la scena si accende, ma è un misero gruppo quello che appare, quattro persone in tutto: in primo piano Cristo disteso e un’ancora giovane e scioccata Maria dai grandi occhi attoniti. Ma è senz’altro la figura di Cristo che ci coinvolge per come Yvan ha saputo trasmettere il senso di allarme che accompagna ogni tragedia: il corpo è fortemente piegato al punto da creare un angolo acuto alla base del dipinto.

Eppure guardandolo più attentamente emergono degli aspetti che travalicano il senso del soggetto: Yvan non ama la morte e infatti: la nudità delle figure, la loro innocenza e purezza, l’arco di luce e soprattutto la tensione muscolare del corpo di Cristo rivelano già quella che sarà la resurrezione o, forse, un’evoluzione diversa della storia. 

 

Serenella Minto

Fuga in Egitto  (1949)  – olio su tavola -  70 x 51

Dal quotidiano IL GAZZETTINO di Venezia


Galleria Sandri

 

Alla galleria Sandri espongono otto giovani pittori veneziani per Yvan .Beltrame. siamo portati a guardare più al domani che all’oggi. Ci pare che Beltrame pecchi di un eccessivo intimismo psicologico in pittura, che fatalmente lo porta verso un forzato surrealismo. La stima che abbiamo verso l’opera di Beltrame., impegnato come pochi giovani oggi a Venezia, ci fa contare in qualcosa di nuovo: probabilmente in quel saggio di libertà che arieggia nella figura del nudo rispetto all’altro quadro presentato.


Guido Perocco 1949

La disperazione  (1948)  – olio su tavola -  66 x 48 

 

GAZZETTINO SERA


Panoramica alla Bevilacqua La Masa


DICEMBRE 1949

 

Primo premio a Yvan .Beltrame. un giovane di ottime doti che vive un po’ troppo nascosto ed è forse un po’ troppo martoriato dal proprio fine intimismo: per parte nostra, conoscendo bene la sua opera di disegnatore, sappiamo che egli è veramente un raffinato, ma ci pare che le opere esposte risentano di un eccessivo tormento e sforzo intellettuale.

 

Guido Perocco 1949

 


Confidenze (anni '50)  - olio su tela - 50 x 41 

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© Serenella Minto